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VI RAPPORTO ANNUALE 'I MIGRANTI NEL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA' - Sintesi
Il Sesto Rapporto annuale “I migranti nel mercato del lavoro in Italia” è ormai un consolidato strumento di raccolta e analisi di dati relativi alla presenza straniera e all’importanza che i cittadini extracomunitari, in particolare, hanno nel sistema occupazionale italiano. La basi dati utilizzate sono molteplici e di diversa natura, sia campionaria che amministrativa, frutto dell’attività dei diversi soggetti istituzionali che hanno partecipato alla ricerca. Il Rapporto, infatti, nasce dalla collaborazione tra Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, Direzione Generale dei sistemi Informativi, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione, INPS, lNAIL, Unioncamere e il coordinamento di Italia Lavoro. Rispetto alla precedente edizione – in cui erano stati dedicati approfondimenti all’impatto della crisi economica sugli assetti dell’occupazione straniera, all’analisi della condizione occupazionale delle cittadine migranti etc. – nell’edizione del 2016 è dato ampio spazio non solo ai dati relativi ai flussi migratori, alla popolazione, alle partecipazione alle politiche attive e passive ovvero ai sistemi di welfare e al mercato del lavoro, ma anche all’analisi della dimensione famigliare.

VI RAPPORTO ANNUALE 'I MIGRANTI NEL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA'
Le analisi presentate nel Sesto Rapporto “I migranti nel mercato del lavoro in Italia” confermano l’inversione dei trends occupazionali che hanno caratterizzato il mercato del lavoro degli ultimi anni e che le più recenti pubblicazioni dell’Istat hanno anticipato nei mesi scorsi. I dati del 2015 registrano una crescita significativa non solo del numero degli occupati comunitari ed extracomunitari, ma anche una considerevole espansione dell’area dell’occupazione che interessa la componente italiana, dunque in netta discontinuità con quanto avvenuto per l’intero ciclo degli anni interessati dalla crisi economica. Simmetricamente alla crescita dell’occupazione, si ravvisano incoraggianti segnali di riassorbimento della disoccupazione. Tra il 2014 e il 2015 il decremento del numero di persone in cerca di occupazione di nazionalità italiana ed extracomunitaria è stato cospicuo, decremento che nel caso della componete comunitaria appare invece di minore entità. Si contrae, altresì, il numero di beneficiari di trattamenti di integrazione salariale ordinaria con cittadinanza in paesi extracomunitari, così come la platea Extra UE dei percettori di indennità di mobilità. Di contro, costante è l’aumento della inattività trascinato dalla crescita del fenomeno tra la componente femminile, in particolare di origine extracomunitaria. Dietro alle complesse dinamiche del mercato del lavoro, si celano i rilevanti fenomeni migratori di questi ultimi anni che, unitamente alla ben nota crisi economica, hanno contribuito a ridefinire il ruolo della forza lavoro. Oggi, nel caso di alcune specifiche mansioni per i cittadini stranieri è possibile parlare di indispensabilità, visto anche l’effetto compensativo che essi esercitano in buona parte dei settori di attività economica: negli ultimi anni, infatti, la crescita dell’occupazione straniera ha in parte controbilanciato la perdita di occupazione nativa. Proprio il fabbisogno di manodopera a basso costo, la necessità di reperire personale per lo svolgimento di mansioni così dette di “cura” in settori che tradizionalmente hanno andamenti asimmetrici rispetto al ciclo economico e che risultano essenziali pena l’implosione del welfare italiano, fondato sulla famiglia piuttosto che sui servizi pubblici, nel complesso garantiscono una più ampia appetibilità della forza lavoro immigrata e dunque, in caso di perdita dell’occupazione, maggiore rapidità nel rientrare nel mercato. Se, da un lato, la partecipazione al lavoro per buona parte dei cittadini stranieri è notoriamente molto elevata – al di là delle numerose contraddizioni che determinano le modalità di questa stessa partecipazione – dall’altro, allargando lo spettro dell’analisi alla dimensione famigliare, si osservano evidenti fenomeni di marginalità occupazionale
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