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I mestieri

Saper fare con le proprie mani come virtù aggiuntiva, la passione per un lavoro a regola d'arte, la creatività al servizio dell’utilità: la modernizzazione del mercato del lavoro italiano passa attraverso l’investimento nel talento, nel merito e nella libera iniziativa e soprattutto in quel saper creare e trasformare beni di diretta utilità per l’uomo.

In questo contesto, l’artigianato può tornare ad essere motore di nuova occupazione attraverso il recupero dei valori legati al lavoro, un obiettivo sempre più condiviso da tutti gli attori della vita economica e sociale del Paese.

La sfida riguarda la capacità di trasmettere alle nuove generazioni le tante virtù delle professioni legate al lavoro artigianale, che hanno sempre rappresentato la spina dorsale dell’economia italiana, e che rischiano di scomparire.

Secondo una recente elaborazione della CGIA di Mestre (Associazione Artigiane Piccole Imprese) l’elenco delle professioni in “via di estinzione” include una serie di mestieri artigiani come i pellettieri, i valigiai, i borsettieri, i falegnami, gli impagliatori, i muratori, i carpentieri, i lattonieri, i carrozzieri, i meccanici auto, i saldatori, gli armaioli, i riparatori di orologi e di protesi dentarie, i tipografi, gli stampatori offset, i rilegatori, i riparatori di radio e Tv, gli elettricisti, gli elettromeccanici, gli addetti alla tessitura e alla maglieria, i sarti, i materassai, i tappezzieri, i dipintori, gli stuccatori, i ponteggiatori, i parchettisti e i posatori di pavimenti.

Questi tornano ad essere i “mestieri cassaforte”, i passepartout per il successo in tempo di crisi.
È in questo scenario che si inserisce l’iniziativa “Botteghe di Mestiere”, modello sperimentale di formazione on the job, che si propone di favorire la riscoperta, da parte dei più giovani, dei mestieri manuali.