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Collegato Lavoro   impugnazioni dei licenziamenti individuali 

modifiche alla Legge Biagi 

altre novità in materia di lavoro

 

 

LA RIFORMA DEL PROCESSO DEL LAVORO
Rilancio della certificazione del contratto
Le nuove norme prevedono l’ampliamento delle funzioni della certificazione del contratto. L'istituto è una procedura volontaria attraverso la quale le parti di un rapporto di lavoro possono pervenire alla esatta qualificazione del proprio contratto ad opera di un organo terzo, tramite l’adozione di un provvedimento amministrativo di “certificazione” del contratto che garantisce certezza legale e conferisce chiarezza e stabilità alla pattuizione. L’obiettivo principale delle disposizioni sulla certificazione è quello di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei contratti di lavoro.

 

Le novità riguardano il controllo giudiziale che deve limitarsi esclusivamente all'accertamento del presupposto di legittimità e non può estendersi al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive, in quanto spettano al datore di lavoro o al committente.

Viene rafforzato il valore vincolante dell'accertamento effettuato in sede di certificazione dei contratti di lavoro, anche nei confronti del giudice che non può discostarsi dalla valutazione delle parti espressa in sede di certificazione. Il giudice, nel valutare le motivazioni poste alla base del licenziamento, deve tener conto delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo, presenti nei contratti collettivi di lavoro ovvero, se stipulati con l'assistenza delle commissioni di certificazione, nei contratti individuali di lavoro. Lo stesso giudice deve tener conto degli elementi e dei parametri appositamente individuati dai suddetti contratti, nello stabilire “le conseguenze da riconnettere al licenziamento”. Possono essere certificati tutti i contratti nei quali direttamente o indirettamente sia deducibile una prestazione di lavoro.

 

Conciliazione
La Legge 183/2010 cancella l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione, tranne i casi in cui si intenda impugnare un contratto di lavoro “certificato” la cui impugnazione va rivolta alla commissione che ha emesso la certificazione. Il tentativo diventerà quindi facoltativo per  chi vuole agire in giudizio. Si chiarisce che la richiesta può essere proposta, anche, tramite l'associazione sindacale alla quale l'interessato aderisce o conferisce mandato.

La preventiva ed obbligatoria procedura di conciliazione per tutte le controversie di lavoro è stata introdotta nel 1998. Prima di adire il Giudice, quindi, la parte che voleva far valere un proprio diritto era obbligata ad intraprendere in sede sindacale o davanti all’apposita commissione della Direzione Provinciale del Lavoro, un preventivo tentativo di conciliazione e solo successivamente, in caso di mancato accordo, di vana convocazione delle parti, o trascorso un lasso di tempo senza alcuna convocazione (sessanta giorni per il lavoro privato e novanta per quello pubblico), poteva liberamente azionare la causa.

 

La commissione
La commissione costituita presso la Direzione Provinciale del Lavoro (DPL) o presso le sedi di certificazione, è composta dal direttore della DPL, un suo delegato o un magistrato in pensione e da due rappresentanti sindacali.

 

La procedura
La richiesta del tentativo di conciliazione deve essere sottoscritta da chi la propone e una copia deve essere consegnata alla controparte, e deve inoltre contenere una serie di elementi:

  • dati identificativi del richiedente e del convenuto con indicazione degli indirizzi e della sede;
  • luogo dove è sorto il rapporto o dove si trova l’azienda;
  • luogo dove vanno indirizzate le comunicazioni;
  • esposizione dei fatti e delle rivendicazioni alla base della pretesa.

Il convenuto può:
1. accettare la procedura di conciliazione;
2. non accettare il tentativo di conciliazione con la conseguenza che ciascuna parte può adire l’autorità giudiziaria.

 

Se la controparte intende accettare la procedura di conciliazione, deposita presso la commissione di conciliazione, entro 20 giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto. Entro 10 giorni successivi al deposito la commissione fissa l’udienza per la conciliazione che deve essere tenuta entro 10 giorni. Se ciò non si verifica, ciascuna delle parti può adire l’autorità giudiziaria entro il termine di 60 giorni.
Se non si raggiunge l’accordo, la commissione di conciliazione deve formulare una proposta per la risoluzione bonaria della controversia. Se la proposta non è accettata senza adeguata motivazione il giudice ne tiene conto in sede di giudizio.

 

I poteri del giudice
Il Giudice, se prima doveva limitarsi ad esperire il tentativo di accordo, rimettendosi alla volontà delle parti in proposito, ha ora poteri più incisivi dovendo egli stesso formulare una proposta transattiva; e se la stessa è rifiutata, senza giustificato motivo, il comportamento di chi rifiuta diventa comunque valutabile ai fini del giudizio.

La procedura conciliativa è la stessa sia per quello che riguarda i rapporti di lavoro tra privati che per quelli con la Pubblica Amministrazione.

 

L’arbitrato
In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al suo termine in caso di mancata riuscita, le parti possono indicare la soluzione, anche parziale, sulla quale concordano, riconoscendo, quando è possibile, il credito che spetta al lavoratore; possono accordarsi per la risoluzione della lite, affidando alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia; la commissione indica il termine per l’emanazione del lodo che non può superare i 60 giorni e le norme invocate a sostegno delle rispettive posizioni.
Si tratta di un arbitrato irrituale che vincola le parti al pari di un accordo, anche in deroga alle norme o agli stessi contratti collettivi od individuali.

La Legge 183/2010 inoltre, introduce altre forme di arbitrato:

  • arbitrato previsto dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative, che possono decidere le sedi e le modalità di svolgimento della procedura;
  • arbitrato presso le camere arbitrali costituite dagli organi di certificazione;
  • arbitrato che si svolge davanti a un collegio di conciliazione e arbitrato irrituale composto da tre arbitri che siano professionisti dotati di onorabilità e professionalità come i professori universitari, docenti, avvocati.

La causa è devoluta ad arbitri sempre e solo in virtù della volontà delle parti e può avvenire mediante:

  • compromesso – laddove convenuto accetta l’arbitrato e nomina il proprio arbitro;
  • clausola compromissoria.

La stipula delle clausole compromissorie vincola le parti a ricorrere in via esclusiva ad un collegio arbitrale per sanare eventuali controversie tra datore e lavoratore. La clausola potrà essere pattuita superato il periodo di prova o trascorsi 30 giorni dall’assunzione dinnanzi ad una commissione di certificazione che avrà lo scopo di verificare la reale volontà delle parti. Gli organi di certificazione diventano pertanto competenti a svolgere il tentativo di conciliazione per ogni tipo di controversia e possono costituire camere arbitrali.

La nuova procedura prevede che il ricorso venga svolto con richiesta eventuale di pronuncia secondo equità o secondo norme di diritto. Entro 30 giorni dalla costituzione del collegio il convenuto deve depositare la memoria difensiva. Nei successivi 10 giorni sarà dato il diritto di replica ed altri 10 giorni per le controrepliche; nei successivi 30 giorni dovrà essere fissata l’udienza